La Sala degli Argenti

Gli argenti, custoditi all’interno di vetrine sigillate al primo piano dell’edificio in una sala denominata “Sala degli Argenti”, raccontano la storia di una collezione d’arte creata nel corso dei secoli con donazioni private e lasciti degli Arcivescovi metropolitani.

Tra i pezzi pregevoli esposti spiccano le anfore olearie, un ostensorio, un paliotto d’altare e un calice.

Le tre anfore olearie d’argento, donate dal Primate della chiesa cagliaritana Antonio Parragues di Castillejo (1558-1572), sono opera dell’artista locale e maggiorale del gremio degli argentieri Giovanni Mameli, residente nel quartiere di Lapola. Rimane ambiguo il ruolo svolto nella realizzazione dei manufatti da Monserrat Mereu, il cui nome compare in un’iscrizione incisa sul fondo della base dove è indicata anche la data: il 1569. Riconducibili ad un ambito rinascimentale ed inquadrabili in una corrente purista d’ispirazione spagnola, le anfore presentano una base circolare con una cornice dentellata su cui poggia un corpo a vaso decorato nella parte inferiore da foglie e costolature allungate e nella parte superiore da due stemmi dell’Arcivescovo committente. Due anse funzionali a volute collegano la superficie centrale al collo del vaso alla cui sommità è incernierato un coperchio con pomello a balaustra. Ancora oggi le anfore sono utilizzate dal Vescovo durante il rito della consacrazione degli oli celebrato il Giovedì Santo.

Il monumentale ostensorio d’argento dorato è un complesso prodotto dell’oreficeria francese neoclassica in cui il classicismo purista sposa il romanticismo degli inizi del XIX secolo. Su una base poggiante su tre piedi leonini si erge una figura angelica dallo sguardo malinconico aggrappata al fusto che sostiene l’ostensorio, ornato con una raggiera di pampini di vite e spighe. L’ostensorio fu donato nel 1818 dal re di Francia Luigi XVIII al Duomo di Cagliari in ricordo della moglie Maria Luigia di Savoia, morta a Londra nel 1810, ma sepolta nella cripta della Cattedrale cagliaritana. Il manufatto ispirò lo scultore A. Galassi nel 1830 quando realizzò il mausoleo marmoreo dedicato alla stessa regina eretto nella cripta della Cattedrale.

Oggi esposto al Museo, il paliotto d’argento ricopriva la mensa dell’altare maggiore della Primaziale cagliaritana. Prodotto del XVII secolo di bottega madrilena, recentemente restaurato, il dossale rettangolare è ripartito orizzontalmente in due ordini e verticalmente diviso in riquadri separati da colonne tortili. Nella fascia superiore sono raffigurate tre scene riconducibili alla storia locale: il giudice Torchitorio davanti a S. Giorgio di Suelli; l’apparizione della croce a S. Efisio; S. Sebastiano curato dalla matrona romana Irene. Nei tre riquadri della fascia inferiore campeggiano i santi patroni della città di Cagliari: S. Lucifero, S. Cecilia e S. Saturno. Il paliotto è stato messo in opera sull’altare predisposto per la messa celebrata sul sagrato della chiesa di Nostra Signora di Bonaria dal Papa Benedetto XVI, in occasione della sua visita nel capoluogo sardo l’8 settembre del 2008.

Il calice d’argento è uno splendido prodotto dell’oreficeria cagliaritana del XVI secolo in stile tardo-gotico. Sulla base mistilinea, divisa in sei specchi “abitati” dagli angeli che reggono i simboli della passione, si innesta un fusto ripartito in edicole con figure di Santi e decorato dalla presenza di un nodo a tempietto. Il fusto regge un sottocoppa finemente traforato ed una coppa liscia.