L’Architettura

La zona del Fossario sorse nei primi anni del Trecento come ampliamento della cinta muraria del Castello, eretta dai Pisani agli inizi del XIV secolo.

La via denominata «Rua del Xasso de la Esgleya», è citata per la prima volta in un censimento delle case del Castello effettuato negli anni 1329-31, dove sono elencate 17 abitazioni. Una di queste, di proprietà dei fratelli Betto e Filippo d’Argumento era situata «ab lo fossar de la eglesia» (presso il cimitero annesso alla Chiesa). Tutta l’area a sud del Duomo fu appellata con il termine catalano «fossar»: qui vennero erette le tombe dei religiosi e scavate due fosse profondissime per gettare i corpi degli appestati.

La prima attestazione dell’esistenza di un cimitero risale al 1420, seguita nel 1433 dalla citazione di una cappella intitolata a Santa Maria degli Angeli i cui ambienti, in parte scavati nella roccia calcarea e in parte ricavati dalle mura medievali, erano illuminati ad est da aperture di dimensioni ridotte.

A metà del XVI secolo l’area di superficie subì alcune modifiche con la costruzione a sud del Duomo dei fabbricati del Seminario e del carcere ecclesiastico trasformato in prigione pubblica nel 1563 dopo il trasferimento del Tribunale dell’Inquisizione a Sassari. Il fossario perse il suo ruolo di cimitero e il terreno attiguo alla Cattedrale divenne la sede del «Seminario Arcivescovile» o «Seminario Tridentino», fondato per volontà dell’Arcivescovo Francesco Perez nel 1576 e aperto il 31 dicembre del 1577.

Nel 1778 il Seminario Tridentino venne trasferito in una nuova sede e l’edificio di via del Fossario ospitò opere caritatevoli sostenute dalla Chiesa.

Nel 1834 alcune nobildonne cagliaritane guidate dal parroco Vincenzo Fois fondarono «lo Spedaletto», un ospizio per «vecchie donne croniche», intitolato a San Francesco di Sales. L’ospedale, che nel 1902 registrò 20 degenti, continuò la sua attività fino al primo dopoguerra.

Negli anni trenta del novecento, l’Arcivescovo Ernesto Maria Piovella (1920-1949) decise di riorganizzare i locali unificati dell’ex Seminario e delle carceri utilizzandoli per le attività parrocchiali della Cattedrale: nacque il Circolo di San Saturnino, divenuto un centro di aggregazione sociale per l’intero quartiere di Castello.

Negli anni ’70 l’edificio perse il suo ruolo ed alcuni locali ospitarono la radio diocesana, mentre altri divennero residenze private.

Nel 1998, in occasione del Giubileo del 2000, fu predisposto un progetto di recupero integrale dell’edificio destinato ad accogliere il Museo del Duomo.

L’opera di ristrutturazione iniziò nel 1999, con la messa in sicurezza del corpo di fabbrica, il risanamento delle murature e delle coperture, il ripristino dei tetti lignei e delle opere di finitura interna ed esterna.

Nel corso degli ultimi anni diversi interventi migliorativi interessarono i vari settori del complesso, ostacolando la completa fruibilità dell’edificio.

L’8 dicembre 2003 l’Arcivescovo Metropolita Giuseppe Mani, poco dopo il suo insediamento, annunciò la nascita del Museo con l’intento di far conoscere ai più il ricchissimo Tesoro della Cattedrale.

Il 28 maggio 2004, risolti, grazie all’intervento dell’Ing. Maria Lucia Baire, i problemi legati alla gestione, metodologia di allestimento e fruizione, le sale di via del Fossario vennero aperte al pubblico.