Opera del mese: il Cristo crocifisso in avorio

  • Pubblicato: 02 febbraio 2015
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Ambito italiano, Cristo crocifisso, avorio, XVII secolo

Ambito italiano, Cristo crocifisso, avorio, XVII secolo

Da sempre la scultura in avorio ha costituito una delle forme più sofisticate ed elaborate di espressione artistica. A partire dalla seconda metà del XVI secolo, e per oltre due secoli, fu apprezzata e richiesta dalle corti europee: i più dotati artisti, in epoca barocca, si specializzarono nell’intaglio di questa materia prima rara e preziosa per soddisfare la richiesta della ricca committenza costituita da Papi e principi, imperatori, nobili e ricchi banchieri.

Le zanne degli elefanti arrivavano in Europa dal nord Africa con le navi attraverso i grandi porti di Napoli, Genova e Venezia e spesso venivano scolpite in Italia dove prolificava la richiesta di oggetti eburnei raffiguranti i più disparati soggetti.

Una delle figure umane più rappresentate con l’utilizzo dell’avorio era il Cristo Crocifisso di cui anche il Museo del Duomo possiede quattro esemplari entrati nella collezione del Tesoro della Cattedrale attraverso donazioni di famiglie private.

Tra questi una bellissima statuetta italiana datata, secondo l’attribuzione dell’eminente storico dell’arte Raffaello Delogu al XVII secolo. La scultura, probabilmente commissionata per essere posta sulla testata di un letto di una casa privata, è fissata sulla croce incollata, a sua volta, su uno sfondo di stoffa rossa entro una cornice lignea. Il Cristo è rappresentato con il capo reclinato e il volto ricorda quello idealizzato e coronato di un re: i tratti del viso sono quasi sereni e sottolineati da una leggera barba e dai riccioli radi. Il corpo riflette invece un’attenzione dell’artista allo studio e al disegno anatomico, nonché a un’attenzione quasi accademica nel rendere i particolari com’è evidente dal perizoma annodato in morbide pieghe su entrambi i lati dei fianchi. Sul costato si apre la ferita evidenziata da un sapiente gioco di luci ed ombre studiate in modo che il chiaroscuro modelli le forme.


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