Opera del mese: la Natività

  • Pubblicato: 01 dicembre 2014
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Adorazione dei Magi, olio su rame, XVII secolo

Da sempre gli artisti rappresentano la scena della Natività del Cristo con un’immagine dove la Sacra Famiglia è raffigurata in una grotta o in una capanna: al centro il Bambino fra il bue e l’asinello, vegliato da Maria e Giuseppe. Spesso compaiono altri personaggi come i pastori (Adorazione dei Pastori), simbolo degli “ultimi” tra il popolo di Israele, e i Magi (Adorazione dei Magi), i re venuti dall’Oriente seguendo la stella, emblema dei pagani che riconoscono la nascita del Messia.

L’iconografia trae origine dalle vicende della nascita di Gesù descritte nei Vangeli di Luca e di Matteo, principale fonte di ispirazione per la storia dell’arte. Spesso gli artisti arricchiscono la scena con elementi aggiuntivi tratti da altre fonti letterarie come il Protovangelo di Giacomo, il Vangelo dello Pseudo Tommaso, i Vangeli arabo e armeno dell’Infanzia, le Meditazioni dello Pseudo Bonaventura e la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.

Rientrano nell’iconografia classica anche l’Adorazione dei Pastori e l’Adorazione dei Magi esposti al secondo piano del Museo del Duomo. Sono due piccoli dipinti ad olio su rame (cm 70 x 87), copie seicentesche di quadri più famosi.

Adorazione dei Pastori, olio su rame, XVII secolo

Nell’Adorazione dei Pastori cagliaritana la Vergine inginocchiata presso la mangiatoia mostra il Bambino Gesù a tre pastori. Sono presenti nella scena due angeli oranti e San Giuseppe; mentre quattro cherubini spuntano dalle nubi per reggere un cartiglio con un’iscrizione in caratteri capitali: Gloria in excelsis Deo.

Nell’Adorazione dei Magi sulla soglia della capanna la Madonna è seduta con il Bambino Gesù, San Giuseppe e l’asino. Uno dei re è inginocchiato per rendere omaggio al Messia, mentre gli altri esibiscono le offerte. Sullo sfondo paggi ed armigeri in piedi o a cavallo.

Poco si sa di questi dipinti. Nel 1856 il canonico Giovanni Spano segnalava nell’aula capitolare del Duomo una Natività del Salvatore ed un’altra Natività di nostro Signore su rame e di “scuola spagnola”, collocate nella cripta della Cattedrale. I dipinti vennero considerati nel 1837 da Valery come “imitazione di Rubens”. Nel 1936 Raffaello Delogu li riportò ad ambito genovese. Più recentemente Maria Grazia Scano Naitza ha ipotizzato una corrispondenza tra l’Adorazione dei Pastori cagliaritana e quella di Francesco Albani e Sisto Badalocchio alla Galleria Doria Pamphili di Roma, mentre per l’Adorazione dei Magi il rimando sarebbe a Van Dyck e ai fiamminghi.


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